Autore: amministratore aiccre

  • VENERDI’ 4 LUGLIO – INCOMINCIATI I SEMINARI DI FORMAZIONE SULLA COOPERAZIONE TERRITORIALE

    Si è tenuto venerdì 4 luglio presso la sede del FORSER c/o Enaip a Pasian di Prato il primo dei 3 seminari di formazione sulla Cooperazione territoriale organizzato dall’A.I.C.C.R.E. F.V.G. con il sostegno della REGIONE FRIULI V.G. e in collaborazione con il FORSER.

    I prossimi due appuntamenti sono previsti per il 10 e 17 luglio.

    La partecipazione è gratuita, previo invio della scheda di iscrizione, scaricabile assieme al programma completo, alla voce agenda appuntamenti.

  • SEMINARI DI FORMAZIONE SU “PROGRAMMA OPERATIVO COOPERAZIONE TERRITORIALE”

    L ‘A.I.C.C.R.E. del F.V.G. organizza con il sostegno della Regione e in collaborazione con Forser un ciclo di seminari di formazione su “Programma operativo Cooperazione territoriale”.

    Il primo incontro è previsto per venerdì 4 luglio 2008 dalle ore 9,30 presso la sede del Forser in Via Leonardo da Vinci, 27 a Pasian di Prato.

    I seminari sono a numero chiuso, è indispensabile pertanto compilare e reinviare quanto prima la scheda di adesione (verranno accettate le prime 25 iscrizioni in ordine di arrivo).

    Il programma è consultabile anche alla voce Agenda appuntamenti.

     

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  • REFERENDUM IRLANDESE SUL TRATTATO: I MOTIVI DEL ’’NO’’ SECONDO IL SONDAGGIO DI EUROBAROMETRO

    A seguito dell’esito negativo del referendum irlandese sul Trattato di Lisbona la rappresentanza in Irlanda della Commissione europea ha promosso un sondaggio Eurobarometro, che è stato condotto tra il 13 e 15 giugno scorsi  per comprendere le ragioni del “si” e del “no” o della non partecipazione al voto.

    Sono state intervistate complessivamente 2000 persone di età superiore ai 18 anni con i seguenti risultati: l’appartenenza dell’Irlanda all’Unione europea è sostenuta ad ampia maggioranza sia tra quanti hanno votato “sì” con un 98%, sia tra coloro che si sono espressi negativamente con un 80%.

    Coloro che hanno votato “sì” al referendum si sono espressi in tal modo ritenendo fosse nell’interesse dell’Irlanda (32%) e che l’Irlanda beneficia dell’appartenenza all’UE (19%). Il 9% ha ritenuto che potesse aiutare l’economia irlandese, un altro 9% si è espresso favorevolmente per altre ragioni. Coloro che hanno votato “no” principalmente (il 22%) lo hanno fatto per la scarsa conoscenza del Trattato di Lisbona, il 12% per un discorso di protezione dell’identità nazionale, per la mancanza di fiducia nei politici, per la perdita al diritto di un commissario permanente e la protezione del sistema fiscale.

    Tra coloro che hanno  appoggiato il no il 76% ha ritenuto che ciò potesse dare all’Irlanda una più forte posizione nel rinegoziare il Trattato. Dalla parte del no molti giovani, donne e persone senza occupazione; il sì prevale invece nelle categorie di professionisti, manager e pensionati.

    Oltre la metà dei non partecipanti al referendum ha dichiarato di non aver votato per il fatto di non comprendere bene la questione.

    Il sondaggio è disponibile al website:

    ec.europa.eu/public_opinion

     

    Fonte: www.euroregioni.it

  • DIREZIONE EUROPA

    DIREZIONE EUROPA

    L’AICCRE auspica una rapida approvazione parlamentare del Trattato di Lisbona e rilancia il compimento delle riforme istituzionali interne. Il documento della Direzione nazionale dell’Associazione.

    E’ iniziato l’iter parlamentare per la ratifica del Trattato di Lisbona per il quale l’AICCRE auspica una rapida approvazione con almeno una larghissima  maggioranza per dare agli europei la conferma dell’adesione convinta dell’Italia al processo di unione europea democratica e federale.

    – Questo processo è strettamente collegato al compimento delle riforme istituzionali interne. Viviamo in Italia una situazione politica per alcuni aspetti nuova per l’affermata disponibilità di varie forze politiche, di maggioranza e di opposizione, a collaborare sul delicato ed essenziale settore delle riforme istituzionali.

    – E’ auspicabile dunque che finalmente riprenda l’iter parlamentare che porti a conclusione il processo di riforma costituzionale in senso federale avviato con la legge costituzionale entrata in vigore il 18 ottobre 2001 a seguito della convalida operata dal  Referendum popolare svoltosi il 7 ottobre 2001.  In tal senso si tratta anche di rafforzare il ruolo del Consiglio regionale delle autonomie previsto dall’art. 123 della Costituzione andando oltre il ruolo consultivo.

    – L’intesa raggiunta, nel corso della precedente legislatura in sede di Commissione per gli Affari costituzionali della Camera, sulle linee ispiratrici di un Senato federale a composizione esclusiva di rappresentanti locali e regionali, che l’AICCRE condivide, è quindi il punto di partenza per gli ulteriori, coerenti sviluppi politici e giuridici.

    – Tale intesa  prevedeva infatti un Senato composto da eletti locali e regionali, avente competenza sul bilancio dello Stato e sui problemi della gestione del territorio, differenziando così il ruolo delle due Camere e ponendo fine all’attuale situazione    di bicameralismo perfetto.

    – E’ questa competenza in materia di bilancio del nuovo Senato federale che caratterizza il federalismo fiscale e  finanziario, col quale si realizza il principio delle risorse connesse alle competenze e nel quale il potere impositivo dovrebbe seguire il potere di spesa e l’autonomia delle entrate dovrebbe collegarsi alla responsabilità della spesa.

    – È urgente attuare il nuovo articolo 119 della Costituzione, in modo da fornire un adeguato supporto al nuovo assetto delle competenze definito dalla Costituzione riformata. Il nuovo testo dell’art. 119 riafferma i principi fondamentali del federalismo fiscale e cioè l’autonomia, la responsabilità, il coordinamento, la coesione e la solidarietà. A tutti gli enti territoriali, indipendentemente dalla capacità fiscale dei loro abitanti e territori, dovrà essere comunque garantito un sistema di perequazione per assicurare una provvista di risorse sufficiente al finanziamento integrale delle funzioni loro attribuite con particolare riguardo ai servizi essenziali e alle condizioni di vita per tutti i cittadini nel rispetto dei principi costituzionali, nonché autonomia di spesa.

    – Del resto questi principi sono già affermati nell’art. 9 della Carta europea dell’autonomia locale del Consiglio d’Europa, adottata nel 1985 e ratificata dal Parlamento italiano. Detto articolo ribadisce l’autonomia impositiva degli enti locali e il superamento del sistema di finanza locale e regionale basato sul trasferimento di risorse dallo Stato centrale agli enti territoriali, salvo, appunto, gli interventi perequativi che ogni sistema federale garantisce.

    – Questi principi di autonomia politica e finanziaria degli Enti locali non sono soltanto una garanzia per questi ultimi per assolvere i loro compiti , ma rappresentano una verifica di responsabilità verso i cittadini, mediante un loro controllo diretto dell’impiego delle risorse e dei risultati ottenuti.

    – In sostanza,  detti principi consentono un più avanzato rapporto democratico tra cittadini e istituzioni.

    – La recente decisione del Governo italiano di eliminare l’ICI sulla prima casa, rappresenta un provvedimento certamente gradito ai cittadini interessati, ma può entrare in contraddizione con i principi generali di un sistema federale finanziario e fiscale, se con esso si riducono le risorse finanziarie degli enti territoriali decentrati e non quelle del potere centrale.
    Pertanto, si dovranno cercare delle risorse alternative per gli enti locali attualmente titolari dell’ICI ed esse dovranno essere individuate non nel sistema precedente (e certamente non federale) del trasferimento delle risorse finanziarie dal centro agli enti territoriali autonomi, ma con forme di partecipazione dei Comuni alle entrate fiscali, IRPEF e IVA, naturalmente deliberate con Legge del Parlamento.

    – La Direzione nazionale dell’AICCRE rivolge una pressante richiesta al Governo e al Parlamento italiano e a tutte le forze politiche perché, nell’ambito delle loro rispettive competenze, si attivino affinché al più presto seguano decisioni coerenti con quanto sopra indicato.

     

    Fonte: www.aiccre.it

  • IL DOCUMENTO DELL’AICCRE FVG ALL’ASSEMBLEA STRAORDINARIA DEL 18 GIUGNO

    In allegato il documento dell’A.I.C.C.R.E. del F.V.G. che sarà illustrato questo pomeriggio dal Presidente Martini nel corso dell’Assemblea straordinaria convocata a Udine.

     

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  • VERSO UN’EUROREGIONE SPECIALE: A UDINE MERCOLEDÌ 18 GIUGNO 2008 CONVEGNO DELL’AICCRE FVG

    Sono particolarmente grato ad Angelo Viscovich per aver scelto quale oggetto della sua seconda Tesi di laurea – quella in Scienza dell’Amministrazione – il complesso, tanto discusso ma ancora non completamente esplorato filone dell’Euroregione o, meglio, delle cooperazioni transfrontaliere e transnazionali tra popoli diversi e aree regionali confinanti.

    Il rigore della ricerca e dell’approfondimento, aspetti costanti nella fatica dell’autore, incrociano il dibattito politico e talvolta le iniziative poste in essere dai rappresentanti delle istituzioni, dell’associazionismo europeo e del foro accademico, in aderenza al lungo e contradditorio cammino del processo di allargamento e di costruzione del federalismo europeo di cui Angelo Viscovich diventa un attore soprattutto nella Scuola e nella direzione dell’associazione europea delle autonomie locali friulana.

    Il punto di partenza del suo lavoro non poteva prescindere dalla storia personale. Appena nato, in Istria, la sua famiglia è costretta all’esilio e si stabilizzerà in un comune della bassa friulana ricompreso nella Laguna di Marano, sulla sponda nord del mare Adriatico. Dopo la prima laurea in Sociologia, conseguita nell’avanzato e battagliero contesto di Trento, diventa amministratore pubblico nella cittadina che ospita Porto Nogaro e da lì riprende il suo costante impegno per favorire la riconciliazione di popoli e culture, in particolare dell’area adriatica.

    L’autore mira al superamento delle barriere mentali che ancora albergano e producono pericolose ed antistoriche tossine soprattutto lungo la soglia di Gorizia, purtroppo non immaginaria frontiera militare che per decenni ha diviso l’Italia dalla Yugoslavia prima e, dopo il 1992, dalla Slovenia fino al 21 dicembre 2007 che l’estensione dell’area Schengen ha visto finalmente rimuovere i 13 confini.

    Il pregevole lavoro che l’AICCRE del Friuli Venezia Giulia ha deciso di pubblicare rappresenta un notevole passo avanti, un lucido contributo culturale, a mio avviso in grado, per coloro che non sono faziosi a priori, di orientare scelte politiche moderne ed innovatrici e di favorire il dispiegarsi della cooperazione territoriale (transfrontaliera e transnazionale) proprio nel teatro regionale che nella prima parte del secolo scorso ha ospitato le due guerre mondiali e che deve ora convintamente  attivarsi per allargare l’area Schengen ai Balcani, dopo che sperabilmente nel 2010 gli Stati della Croazia, Serbia, Bosnia Herzegovina e Macedonia abbiano acquisito l’acquis comunitario e siano entrati nell’Unione Europea.

    Da Sindaco di Aquileia sono stato testimone di tre eventi particolarmente singolari, che insieme spiegano e motivano la mia adesione e sostegno a quanti, come Angelo Viscovich, operano per la crescita esponenziale della coscienza della cittadinanza europea, proponendosi di consegnare agli storici il lavoro di ricostruzione di quanto avvenuto durante la seconda guerra mondiale e di liberarsi dei pesi che perdurando nelle menti o nelle faziose lotte politiche domestiche ostacolano l’affermarsi dell’UE.

    Nel 1980, subito dopo il Trattato di Osimo, fu costituita una speciale Commissione mista composta da rappresentanti dei governi di Italia e di Yugoslavia, con il compito di definire i confini fisici da Tarvisio (confinante con Bovec) a Muggia (confinante con Capodistria), passando per Gorizia e Trieste, non ancora stabiliti dopo la fine della seconda guerra mondiale oramai datata 1945. Il Governo italiano desiderava simbolicamente presentare i risultati di quel lavoro a Trieste oppure a Gorizia. Il preannunciato forte dissenso di parte dell’opinione pubblica, rappresentato da Partiti e associazioni espressione delle due città capoluogo di frontiera, suggerirono i diplomatici di far ospitare l’evento ad Aquileia.

    Nel 1994, due anni dopo la secessione della Slovenia e della Croazia dalla Yugoslavia, il neo presidente del Consiglio dei Ministri italiano Silvio Berlusconi incaricò il ministro degli affari estero Antonio Martino di incontrare il premier della Repubblica di Slovenia Joze Poterle per concordare una dichiarazione politica dove l’Italia avrebbe appoggiato il percorso di entrata della Slovenia nell’UE (ingresso poi avvenuto con il 1 maggio 2004). Anche questo evento, per il carattere simbolico che lo stesso Berlusconi attribuiva, essendo stato uno dei suoi primi atti d’esordio nella scena di politica estera, avrebbe dovuto essere ospitato a Trieste oppure a Gorizia. Invece, dopo 14 anni, il Commissario di governo e la diplomazia italiana furono costretti ancora una volta a ripiegare l’ospitalità dell’evento presso il Comune di Aquileia. Tra le motivazioni, prevalente che riecheggia nella mia memoria, la seguente: finchè non sono risolti i problemi dei beni abbandonati dagli esuli Trieste e Gorizia non può ospitare incontri politici che abbiano il senso della pacificazione o della riconciliazione. Il veto era politico e in questa circostanza giungeva dal principale partner di governo del primo ministro italiano.

    Ritengo che la problematica dei beni abbandonati deve avere una risposta. Ed i governi devono operare per  trovare una soluzione adeguata alle attese. Ma non ho mai creduto che il modo migliore per perseguire questa legittima attesa sia stata quella di isolare per decenni Trieste e Gorizia, perché proprio dopo la caduta del muro di Berlino, del 1989, l’Europa ha iniziato a respirare a due polmoni, come diceva il papa polacco, ed anche nelle sponde del mare adriatico, e tra Cherso e il Carso, come si sente sempre più parlare, era ed è ora che le comunità riprendessero a dialogare e collaborare sul piano culturale, politico ed economico.

    Il terzo evento coincise con la visita ad Aquileia del protagonista della primavera di Praga, Alexander Dubcek, in transito mentre si recava a Bologna a ricevere una laurea Honoris causa, qualche tempo prima che un misterioso incidente stradale provocasse la sua morte. Dalla ribellione di Piazza San Venceslao del 1968, con i drammatici momenti vissuti, disse Dubcek, ci sono voluti più di 20 anni per lo storico evento della riunificazione delle due Germanie, ad opera di Helmut Koll, dopo il superamento del muro di Berlino ed altri ancora prima che Gorbaciov annunciasse la perestroika e la glasnost, prologo del disfacimento dell’URSS. Anche qui il superamento delle tossine ereditate dalla storia sono state possibili solo accelerando il processo di democrazia, di cooperazione e di collaborazione tra popoli e aree regionali confinanti.

    Ebbene, ho voluto proporre queste considerazioni proprio perché ritengo che il fine di Viscovich – ovvero come trovare a questi territori, cuore dell’Europa centrale, cerniera tra est e ovest, uno sbocco reale, vero e da attuare nei 5 anni prossimi e non tra 20 anni – sia molto concreto e meno accademico di quello che può apparire ad una prima impressione. Attraverso il rilancio dell’idea originaria della comunità di lavoro Alpe Adria, con i dovuti aggiustamenti e adeguamenti derivanti dai passi avanti compiuti dall’allargamento dell’U.E., recepiti dalla versione consolidata del trattato sull’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nuove norme introdotte dal trattato di Lisbona firmato il 13 dicembre 2007, è maturo il momento di costituire idonei strumenti politici e giuridici che in primo luogo superino le burocratiche e asfissianti procedure attualmente incastonate con le autorità di gestione dei programmi operativi europei. L’Euroregione, quale entità rappresentativa di comuni interessi su un determinato territorio sovranazionale, transfrontaliero o transnazionale,  potrebbe subito essere identificata con un GECT, Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale (o più di uno, a seconda degli interessi, se ad esempio, finalizzati alla gestione di programmi di cooperazione quale l’Adriatico – IPA, oppure per politiche settoriali quali trasporti, ambiente, armonizzazione legislativa, agricoltura, turismo, cultura, comunicazioni ecc.).

    Assieme agli oltre 60 amministratori locali del Friuli VG, che nel mese di ottobre 2007 hanno incontrato a Gronau i dirigenti della più antica euroregione d’Europa l’Euregio, sono rimasto colpito dalla ridefinizione aggiornata della mission di Euregio: gestire i programmi operativi degli strumenti finanziari 2007-2013 tramite la costituzione, al proprio interno, di una società di europrogettazione.

    Ecco un obiettivo concreto che potremo mutuare, ritenendolo possibile dopo aver letto il lavoro di Viscovich, che segnaliamo in primo luogo agli amministratori locali, ma anche alla politica, al mondo imprenditoriale, alle forze sociali, alle scuole ed alla cultura della comunità del Friuli Venezia Giulia: se a Gronau, tra la Germania e l’Olanda, l’Euroregione nata nel 1958, ha costituito una società di europrogettazione, perché non possiamo fare altrettanto qui da noi, ora, facendo tesoro della cooperazione in atto tra la Carinzia, la Slovenia, le contee dell’Istria croata, e le Regioni del Veneto e del Friuli Venezia Giulia? Ritengo che ci siano le condizioni per superare le residue tossine, abbondantemente smaltite.

    Lodovico Nevio Puntin
    Segretario generale regionale AICCRE Friuli Venezia Giulia

  • IL CONSIGLIO DIRETTIVO RIUNITO IL 9 GIUGNO A UDINE

    Si è tenuto ieri pomeriggio, 9 giugno, il Consiglio direttivo dell’A.I.C.C.R.E. F.V.G.

    I lavori, come di consueto sono stati introdotti dal Presidente Martini. Durante l’incontro si è discusso della prossima Assemblea straordinaria, per le modifiche allo statuto anche a seguito del nuovo statuto nazionale,  nonchè è stata anticipata ai presenti la pubblicazione del testo “Verso un’Euroregione speciale” che verrà ufficialmente presentato il 18 giugno a Udine.

  • PROSEGUONO GLI IMPEGNI DELL’AICCRE CON LE SCUOLE SUI TEMI EUROPEI. IL 4 GIUGNO A UDINE QUELLO CON LA SCUOLA DIVISIONE ALPINA JULIA.

    Lodovico Nevio Puntin, Segretario regionale A.I.C.C.R.E. ed il prof. Angelo Viscovich, incontrano gli alunni delle classi quinte A e B della Scuola elementare “Divisone alpina Julia” di Udine.

    Gli alunni hanno partecipato ad una programma formativo sull’Europa e, a fine anno scolastico, è stato loro donata una originale pubblicazione che indica come, a piccoli passi, si allarga e si costruisce l’Unione Europea.

    Preparati da brave insegnanti gli alunni, subito dopo aver subissato Angelo Viscovich e Lodovico Nevio Puntin di domande e considerazioni anche partendo dalle loro esperienze personali vissute in Europa ed in altri paesi del mediterraneo, hanno voluto cantare l’Inno alla Gioia e gli inni nazionali di Italia, Francia, Inghilterra e Germania).

  • LA LEZIONE DEL PASSATO E LA SFIDA DEL PRESENTE. LE INIZIATIVE DELL’A.I.C.C.R.E. F.V.G. SUL TRATTATO DI LISBONA

    Si è tenuta martedì 20 maggio, presso le Officine Giovani di Udine l’iniziativa “La lezione del passato: esperienze vissute di rapporti con le regioni vicine e l’importanza del gemellaggio. La sfida del presente: dalla costituzione europea al trattato di lisbona, per il federalismo delle istituzioni e la democrazia dei cittadini”.

    L’iniziativa era organizzata dal Comune di Udine in collaborazione con l’A.I.C.C.R.E. F.V.G. e la Casa per l’Europa di Gemona del Friuli.

    Nelle immagini, il Segretario regionale dell’A.I.C.C.R.E. F.V.G., Lodovico Nevio Puntin, il prof. Renato Damiani della Casa per l’Europa di Gemona e il numeroso pubblico intervenuto.